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Claudio e Mia. Capitolo n. 3. Epilogo dell’ev


di Syd
24.07.2024    |    110    |    0 8.7
"Siamo andati sul divano, volevo solo farli un gustoso pompino rilassante, come quelli che faccio a te, e salvarmi da una scopata devastante delle sue, ma sul più bello mi ha interrotta..."
Questo racconto, epilogo di una storia non ancora narrata, al quale, tempo e impegni permettendo, spero quindi possano seguire i capitoli n. 2 e 1, trae origine da una commistione fatta di ricordi di situazioni realmente vissute in prima persona, fantasie ed esperienze avute in coppia e da singolo con altre coppie. Per ragioni narrative, e per il vostro piacere di sognatori perversi, ometterò di dirvi quale sia il confine tra fantasia e realtà, così come non starò qui a dirvi come io, Claudio, 44 anni, e Mia, 38 anni, la mia compagna da una vita, ci siamo ritrovati in questo genere di situazioni. È successo semplicemente come succede a molti; vivevamo una vita assolutamente appagante, anche in termini sessuali, e non avevamo bisogno di nessuno se non di noi stessi. Eppure, un bel giorno, abbiamo iniziato a navigare in queste acque. Magari mi riuscirà veramente di raccontarvi in altri capitoli come tutte ebbe inizio, durante una visita inaspettata in un club della Capitale, in una serata nella quale non avrebbe dovuto succedere nulla, e invece successe di tutto e di più.

Marco, singolo che ancora frequentiamo di tanto in tanto, è senza dubbio un bel ragazzo, discreto e nostro coetaneo. All’epoca dei fatti ai quali mi riferisco lo conoscevamo da circa un anno. Insieme a lui abbiamo vissuto momenti carichi di erotismo e passione, in perfetta sintonia, durante i quali abbiamo portato, insieme, Mia verso piaceri indimenticabili, fatti di orgasmi incontenibili, dalla vera protagonista della storia provati mentre riceveva i nostri membri duri in ogni orifizio. Pomeriggi e serate fatte di penetrazioni fino all’ultima forza rimasta in corpo. Capitava spesso che Marco ci lasciasse senza troppe parole, nel perfetto stile che lo contraddistingue, noi ancora a letto, sulle lenzuola intrise degli umori di Mia e dello sperma mio e di Marco.

Né a me né a mia Mia era mai passata per la testa l’idea di tradirci, o di vivere esperienze sessuali separati l’uno dall’altro, ma quello che programmammo per quel sabato mattina andava ben oltre ciò che fino al quel momento avevamo sperimentato.
Quella mattina io sarei dovuto andare in ufficio a sistemare alcune cose, rimanendo fuori casa fino ad un orario indefinito, ma che si sarebbe sicuramente protratto sino all’ora di pranzo. Lei, invece, poteva godersi il letto senza dover mettere la sveglia. Ma quella folle mattina, la sveglia le sarebbe arrivata in modo diverso dal solito, all’apice della sua evoluzione sessuale.

Mi alzai dal letto alle 06:45, facendo ben attenzione a non svegliarla, anche se, conscia della mattinata erotica che la aspettava, ricordo di aver immaginato che fosse già sveglia. Non accennò a reazioni quando la lasciai sola nel letto, tiepida e completamente nuda, con le sue forme armoniose e perfette che modellavano il lenzuolo leggero in quella mattina di inizio estate, persa in quel torpore che tutti proviamo al risveglio. Fui certo anche del fatto che quella notte dormì bene, a differenza mia, che sono solito farmi prendere da questo tipo di emozioni più di lei.
Feci una doccia veloce, mi preparai per uscire senza fare colazione, e alle 07:30 ero già pronto. Puntuale, mi arrivò un messaggio da Marco, che mi avvertiva di essere arrivato sotto casa. Gli dissi di salire e che avrebbe trovato il cancello della nostra discreta villetta aperto, così come la porta di casa.
Ci salutammo velocemente. “Come stai?”, mi chiese sottovoce, “bene bene”, risposi. “Dai, entra che devo scappare a lavoro. Non ti faccio il caffè perché so che te lo farà qualcun altro a breve”, gli dissi sorridendo, “vieni in bagno con me che devi farmi un favore”, aggiunsi. Mi guardò incuriosito. Entrammo in bagno, e nel tepore umido della doccia appena fatta gli dissi: “spogliati completamente nudo. Voglio vederti entrare in camera da letto nudo. Credo che Mia sia sveglia, anche se poco cosciente”.
Senza obiettare Marco si spogliò, ed ebbi modo di vedere di nuovo il suo bel fisico depilato, e il suo splendido cazzo già in tiro per l’eccitazione. Lo accompagnai in camera da letto, aprendo piano la porta per non far rumore, lo feci entrare e lo salutai con un “ciao” appena accennato tra le labbra.
Uscii di casa, mi infilai in macchina e scappai verso l’ufficio, ormai in ritardo, portandomi dietro un’erezione che non mi avrebbe lasciato per tutta la mattina.
A lavoro la concentrazione fu decisamente scarsa, ma non me ne serve poi molta, dovevo solo sbrigare alcune cose e poi tornare a casa, dove non avevo perfettamente idea di cosa mi aspettasse. “Dio”, pensai intorno alle 09:00, “a quest’ora la avrà già riempita di sperma”.
Fortunatamente, il patto con Mia prevedeva che ogni orgasmo di Marco sarebbe stato documentato con un video, e i patti vanno rispettati, sempre.

Alle 09:30 il telefono mi avvertì del fatto che un messaggio aspettava di essere aperto. Congedai con due parole la collega con la quale in quel momento stavo parlando al telefono fisso dell’ufficio. Sudavo. Presi il cellulare, era Mia. Sentivo il cuore battere senza controllo, un peso sulla fronte e l’eccitazione che saliva. Si trattava di un video di soli venti secondi, lo aprii, doveva averlo fatto mettendosi il cellulare tra le cosce. Era distesa su di un fianco, ansimava di piacere, con la poca luce che filtrava dalla finestra vidi la sua patatina bagnata, e il bel cazzo di marco che si muoveva dentro di lei, sentii godere anche lui, per un attimo intravidi il seno di Mia, piccolo e perfetto, e i suoi capelli scuri e lisci, finché entrambi non iniziarono a respirare più forte, e capii che Marco le sta riversando dentro tutto il suo piacere proprio in quel momento. “Buongiorno amore”, mi scrisse lei subito dopo il video, che sicuramente sarà stato girato qualche minuto prima. Quanto lo vidi io avevano di certo già finito di godere come porci. “Buongiorno amore”, le risposi alzandomi dalla scrivania per andare in bagno. No, non per fare quello che pensate voi anime perverse, ma per sciacquarmi il viso sotto l’acqua fresca, nel vano tentativo di riprendermi. Presi un caffè e fumai una sigaretta. Mi sentivo confuso e felice, con un’erezione incontenibile tra i pantaloni, tanto che pensai veramente di masturbarmi, ma decisi di evitare e tornare perfettamente carico dalla mia piccola troietta.

Per un un’ora non accade nulla. Il tempo passava lento tra l’emozione e l’erezione. Non potei fare a meno di pensare a tutte le cose che quei due potevano stare combinando proprio in quel momento, a casa da soli. Iniziai a lavorare di immaginazione con la testa, ma si sa, a volte la realtà supera anche la più fervida fantasia.
Alle 10:45 un nuovo messaggio. Un breve video fatto, come prima, con il cellulare di Mia, ma era decisamente Marco a filmare. Era seduto sul divano dove tante volte io e Mia abbiamo scopato, con le cosce aperte, nudo, Mia era in ginocchio su di un cuscino e gli stava succhiando piano l’uccello mentre fissava la videocamera, da brava cagnetta. Gli teneva una mano sull’asta, accompagnando i movimenti della bocca, l’altra su una coscia, all’altezza delle palle, che forse sfiorava per dargli ancora più piacere, e io so bene che è solita farlo.
Marco mise una mano sul viso di Mia, scostandola delicatamente, interrompendola, e le disse “basta così per ora, torniamo in camera che ho un regalino pere te. Per una bella sborrata in bocca dovrai aspettare puttanella”. Fine del video. Fine della mia vita. No, respiravo ancora, per quanto inebetito dalla situazione. Passarono trenta minuti interminabili, ed ecco un nuovo messaggio che racchiudeva un nuovo video, stavolta un po’ più lungo degli altri, ma comunque breve, troppo breve, se mi permettete un parere. Era sempre lui a filmare. Mia era distesa a pancia in giù sul letto, Marco le stava sopra, potevo vederla dalle natiche in su. Marco avvicinò il telefono al corpo di lei per farmi vedere meglio. La stava scopando nel culo. Lei gridava come l’ultima delle troie. Mi spiego meglio, le stava spaccando il culo con tutta la forza che aveva, si sentivano benissimo i colpi del pube di lui che sbattevano sulle chiappe rosse di Mia. Ricordo di aver pensato che doveva anche averla schiaffeggiata per bene. Ad un tratto le afferrò i capelli, costringendola a sollevare un po’ il viso all’indietro, la vidi, bellissima, sconvolta e sudata. Sentii lui dire “tieni troia”, e lo ascoltai attento godere con un grugnito da vero porco. Lei aveva sicuramente una mano sotto, a toccarsi la patatina, come ogni volta che sono io a metterglielo nel culetto. Si contorse in un orgasmo evidentemente travolgente, e il video si interruppe.

Per un attimo pensai di avere la febbre. Mi sentivo caldissimo, sudato. Mi toccai il cazzo duro sotto i pantaloni, e mi resi conto che ero bagnato della sborra che mi stava colando fuori. Tornai in bagno a rinfrescarmi e a tentare di riprendermi. “Spero che sia sazio”, pensai, “non che mi dispiaccia se dovessero continuare, ma un altro video non so se potrei reggerlo”. Anche se quella frase pronunciata da Marco nel precedente video, “per la sborra in bocca dovrai aspettare”, non lasciava presagire nulla di buono. O forse si anime perverse?

12:10, il telefono squillò. Altro video, ormai ero fuori di testa per l’emozione. Era lei a tenere il telefono in mano, era sdraiata supina sul letto, sul nostro letto, aveva le cosce aperte e riprendeva Marco che la stava scopando mentre le teneva le gambe e quei fantastici piedini in aria. Lui le tolse il telefono dalle mani, vidi la prospettiva cambiare, per un attimo riprese il suo cazzo che entrava ed usciva dalla patatina di lei, oscenamente aperta, poi tirò fuori il cazzo, lucido e duro, si mise sopra Mia, si masturbò lentamente facendosi leccare le palle, ormai pronto a venire, “apri la bocca troia”, le ordinò. Continuava a menarsi il cazzo finché una serie interminabile di fiotti di sborra non le raggiunsero la gola. Un rivolo di sperma le colò sul lato sinistro del labbro inferiore. “Fai vedere troia”. Lei aprì la bocca, che vidi piena di sborra biancastra, non so dove prendesse tutto quel seme quel ragazzo. Era la terza volta che veniva, e di questo ero certo, perché Mia non avrebbe tradito il patto di rendermi partecipe di tutti gli orgasmi di Marco. “Ingoia puttana”, lo sentii dire. Lei chiuse la bocca, e la vidi deglutire la sborra calda di un altro uomo.

Non ce la facevo veramente più per l’eccitazione, finii di sistemare due cose in ufficio, spensi il p.c., salutai i pochi colleghi presenti e volai via verso casa.
Ero talmente e piacevolmente fuori di testa che ancora oggi, anche a sforzarmi, non ricordo il viaggio di ritorno, il momento in cui ho parcheggiato e quando ho aperto la porta. I ricordi ricominciano già dentro casa: li trovai in cucina, lui ancora nudo, in piedi, con il sedere poggiato sul piano della cucina, vicino ai fornelli, le mani dietro la schiena, con il cazzo finalmente a riposo, ma ancora bello e gonfio. Mia era seduta su una sedia, indossava solo le mutandine e una magliettina bianca strettissima, la sola cosa che le era rimasta stretta in quel momento, trasparente, dalla quale si intravedevano i capezzoli duri. Mi salutarono sorridendo come chi la sa lunga, sorrisi anch’io e salutai lui con una stretta di mano. Mi girai, mi chinai e la baciai. Le sentii in bocca e sulle labbra il chiaro odore di cazzo e di sperma ricevuti poco prima. “Ciao amore”, mi disse, “ciao crostatina mia”, le risposi, “ti sei divertita?”, “mmm… si, è stato bellissimo, non vedo l’ora di raccontarti tutto nei dettagli. Ti sono piaciuti i video amore?”, “I migliori che abbia mai visto amore”, le dissi soddisfatto.
Presi un po’ del caffè preparato dai due amanti, nel frattempo Marco era uscito dal bagno, dove era andato a sistemarsi e a rivestirsi. Mi salutò, salutò anche Mia, che si era alzata in piedi, con un bacio sul collo, accarezzandole il suo bellissimo sedere scoperto, con le natiche solcate dalle mutandine di un completino intimo che le avevo regalato qualche tempo prima.

Marco ci lasciò, io continuai a baciarla, godendo di quel buon sapore erotico che emanava la sua bocca da troia. Le accarezzai la patatina, e mi accorsi che tra le mutande c’era un fazzoletto piegato più volte. “E questo?”, chiesi curioso, “amore, ho dovuto metterlo perché continuo a grondare sborra e umori come una vera puttana. Mi ha completamente riempita di sperma, e mi ha chiesto di non lavarmi finché non fossi tornato tu. Mi è sembrata una buona idea, ed ho eseguito. Ma ora non vedo l’ora di fare una doccia, mi sento sporca, piena e devastata. Stamane, quando sei andato via, ti ho sentito, ma sono rimasta immobile a letto, ero intorpidita e mi sentivo benissimo. Poi ho sentito la porta riaprirsi e le lenzuola sollevarsi. Un corpo caldo che si avvicinava, era Marco, era completamente nudo”, “lo so”, pensai senza parlare, “ha iniziato ad accarezzarmi, si è avvicinato sempre di più, alle mie spalle, aveva già il cazzo durissimo”, “son anche questo…”, “ero distesa su un fianco, mi ha abbracciata, mi ha baciata sul collo, poi ha iniziato a leccarmi, ha passato una mano sul mio corpicino indifeso e ha raggiunto la patatina che era già un lago profumatissimo, il tuo lago profumatissimo, ha iniziato a toccarmela. Io ho allungato una mano e gli ho preso il cazzo, l’ho mosso un po’, ma lui mi ha fermata quasi subito, credevo stesse già per venire. Nel silenzio me lo ha infilato completamente dentro, da dietro, e ha iniziato a scoparmi piano. Te l’ho già detto che credevo stesse per venire? Mi sbagliavo, mi ha scopata così per quasi mezz’ora, aumentando sempre più il ritmo, non so quante volte sono venuta, poi mi ha detto di prendere il telefono per fare un video, e il resto lo sai già”, concluse arrossendo.
“E poi?”, chiesi. “Poi siamo rimasti un po’ così a letto, abbracciati, mi sentivo un fiume di sperma colare tra le gambe. Ci siamo alzati, ed è a quel punto che mi ha chiesto di non pulirmi per tutta la mattina, ed è lì che mi è venuta l’idea di mettere un fazzoletto tra le mutandine, per non sborrare tutto il pavimento. Abbiamo fatto colazione in cucina, Marco non si è mai rivestito per tutto il tempo. Dopo il caffè, eravamo ancora seduti in cucina, ho visto che aveva il cazzo duro, mi sono avvicinata con la sedia a lui e ho iniziato a toccarglielo e ci siamo baciati. Siamo andati sul divano, volevo solo farli un gustoso pompino rilassante, come quelli che faccio a te, e salvarmi da una scopata devastante delle sue, ma sul più bello mi ha interrotta. Giusto, anche questo lo sai. Siamo tornati a letto, mi ha fatta stendere a pancia sotto. Ha iniziato a baciarmi sulla schiena, non riuscivo più a gestire i brividi. Ha aperto il cassetto del tuo comodino, dove tieni il lubrificante, dove sa bene che tieni il lubrificante, ho capito che per me le cose si mettevano male, molto male, e così è stato. Me ne ha passato un po’ sul buchino del culetto, ha infilato un dito, poi due, poi… Non mi sono neanche resa conto che si fosse spostato, ho sentito che qualcosa di molto più grande di un dito si faceva strada nel mio povero culetto, ho fatto un respiro profondo e lui è entrato dentro con metà cazzo in un colpo solo, ha preso a muoversi così per un po’, delicatamente, quando ho iniziato a godere come una troia ha affondato dentro tutto il cazzo, ho gridato fortissimo, si è bloccato per un attimo, poi ha ricominciato a muoversi su e giù, io mi sono messa una mano sulla patatina e ho iniziato a toccarmi e sono venuta quasi subito. A quel punto anche dietro ero dilatatissima, lui ha capito e ha iniziato a stantuffarmi il culo senza pietà, con dei colpi poderosi. Amore, mi ha letteralmente spaccato il culo in due, non si fermava più, mi è sembrato quasi violento, ma a me stava piacendo, continuavo a venire e sbrodolare come una fontanella, gridando per il piacere e il dolore. Poi ha preso il mio telefono, mi ha chiesto di sbloccarlo, per qualche secondo ho avuto tregua, poi ha avviato la registrazione di un video e ha ripreso a sfondarmi il buco del culo, mi ha tirato i capelli, mi ha riempita di ceffoni sulle chiappe, sono venuta ancora, a qual punto mi ha sborrato dentro gridando come un porco, lo sentivo profondissimo, nel culo, sentivo la sborra calda riempirmi come una puttana. Finalmente si è calmato, è rimasto sopra di me per un bel po’, baciandomi e mordendomi il collo, poi è uscito dal culetto che ancora pulsava di piacere, ho sentito distintamente l’aria fresca irradiarmi il culo aperto, e si è sdraiato vicino a me. Siamo rimasti così per una ventina di minuti, poi ci siamo alzati per preparare un altro caffè. Io non riuscivo a camminare, zoppicavo per il dolore che sentivo nel cerchietto del culo e dentro. Pensa, mi ha anche chiesto se andasse tutto bene. Credo abbia pensato di aver esagerato. L’ho rassicurato e abbiamo chiacchierato un po’ dopo il caffè. Dopo una ventina di minuti mi ha comunicato che la faccenda non era ancora finita, che mancava del tempo fino al tuo ritorno, ma che sarebbe stato meno duro nello scoparmi. Mi ha portata di nuovo a letto e ha iniziato a leccarmi la patatina che ancora era fradicia del suo sperma. Mi ha fatto godere come una cagnetta, non ce la facevo più a venire. Glielo ho detto, allora lui si è messo sopra di me e mi è entrato ancora una volta dentro l’utero, mi ha scopata per una buona mezz’ora così. In alcuni momenti mi teneva le gambe sollevate, in altri si appoggiava sopra di me, sentivo la sua pancia calda scorrere sulla mia, poi mi ha chiesto di riprenderlo mentre mi scopava. Ho iniziato un video, ma mi ha preso subito il telefono, è uscito dalla patatina, si è messo sopra di me e mi ha sborrato in bocca. Ho ingoiato tutto amore, era tanta e buonissima!”.

“Mi amor”, le dissi esausto dall’ascolto di quel racconto, “credo che la tua doccia dovrà attendere ancora un po’ sai?”. La baciai ancora, cingendole i fianchi e, con le bocche incollate, feci in modo che si dirigesse verso la camera da letto. La spinsi sul letto, mi strappai letteralmente i vestiti di dosso, le montai sopra, la girai a pancia in giù, presi il lubrificante, lei girò la testa guardandomi terrorizzata, “no…”, esclamò, “si, invece”, risposi, “piccola troia non penserai mica di non meritare una bella punizione per esserti fatta riempire di sborra tutta la mattina?”. Lei capì che non poteva sottrarsi, io capii che non voleva sottrarsi, in un attimo mi spalmai sul cazzo più gel di quanto ne servisse. Prima di penetrarla nel culo volli sentire il livello di dilatazione che la troia aveva raggiunto. Le infilai un dito nel culetto, pianissimo, due, tre, quattro, era totalmente aperta la puttana. Il cazzo mi stava scoppiando, le puntai la cappella sul buchino e in un attimo la impalai totalmente con la mia buona dotazione. Lei gridò, non so se di dolore o di piacere, probabilmente di entrambe le cose. Iniziai a scoparla per bene, con colpi profondissimi e secchi. Capirete da soli che, dopo una mattinata come quella che ho passato, non ci misi molto a riversarle un altro fiume di sborra calda nel culo, gridando come una animale. Finalmente mi potei calmare, uscii dal culo tenendole le natiche allargate, per rendermi veramente conto dell’entità del danno. Il buco del culetto rimase aperto, pulsante, talmente allargato che avrei potuto infilarci una mano dentro. Piano piano lo lasciai richiudere, estasiato da ciò che vedevo, e mi sdraiai vicino alla mia piccola troia, che quella mattina, per la prima volta, si era divertita a farsi scopare senza di me, per nostra volontà. Solo a quel punto mi resi conto del fatto che il letto verteva in condizioni disastrose. Sembrava fosse stato usato per disputarci sopra una partita di rugby, per quanto era disfatto. C’erano chiazze umide dappertutto, anche sui cuscini, sudore, umori, e sborra di quel maiale di Marco, unito al mio che stava ancora fuoriuscendo dal sederino di quella troietta di Mia, sperma ovunque.

Allora, menti perverse, fatemi sapere se volete sapere come finisce la storia, o meglio, come ebbe inizio, e se volete che Claudio e Mia continuino a vivere e a solleticare le vostre fantasie.
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